L'elezione di Barak Obama è il XXI secolo |
Un'opinione di Nino Gemelli |
L’elezione di Barak Obama, definita una svolta storica soprattutto per via della estrazione afro-americana del nuovo Presidente, è indicativa di un aspetto molto importante dell’attuale fase mondiale scaturita sul piano socio-economico dalla globalizzazione voluta dall’occidente e dal Giappone e alla quale hanno aderito la Cina, l’India e molti Paesi emergenti del Sud–est asiatico e dell’America Latina.
Tale fase si caratterizza per la rottura del mondo attuale con l’”ideologismo” del XX secolo, che ispirava anche le politiche economiche imbrigliate nello schema politico “destra-sinistra” e in quello civile e sociale “conservatori-progressisti”.
Il fallimento del comunismo reale di venti anni fa con la caduta del “muro di Berlino”, ci aveva convinti della vittoria del capitalismo ispirato dalle teorie liberiste, fino a quando anche tale ideologia non ha mostrato l’usura del tempo e soprattutto la inadeguatezza di una pratica senza regole, ma “autoregolantesi”, che alla luce dei fatti non si è affatto “autoregolata”.
Su altro piano la vittoria di Obama, quella di Sarkozy, quella di Berlusconi e anche quelle in altre realtà continentali evidenziano la scelta dei cittadini di rifiutare quanto di conservatorismo esiste nei loro Paesi e di abbracciare un neopragmatismo, all’interno del quale si tenta di conciliare le esigenze di stabilità economica con le risposte ai problemi sociali acuti delle popolazioni, che una volta definivamo “economia sociale di mercato”.
Non conosciamo ancora le linee di politica estera di Obama, né vogliamo rifarci a quelle del Partito Democratico americano, che ha sempre contrapposto all’aperturismo interno sulle politiche sociali una esigenza di egemonia sul piano internazionale, comunque registriamo che una esigenza di multilateralismo è avvertita da Berlusconi, da Sarkozy, da Merkel, da Brown, da Ju Jintao, dall’India e da alcuni Paesi emergenti e quindi la linea che probabilmente si affermerà sarà di multilateralismo crescente da svilupparsi negli ambiti più diversi.
La domanda di allargare il “G 8”, all’indomani del crollo del sistema finanziario, e le iniziative congrue della Presidenza dell’UE per le frequenti consultazioni e la definizione di strategie uniche o convergenti per affrontare la crisi finanziaria confermano la tendenza di una necessità di consultazione che nel futuro dovrà essere istituzionalizzata.
La dialettica emersa nelle ultime riunioni del WTO dopo la presa di posizione dei “21”, aldilà del merito delle questioni, riafferma l’ineluttabilità di governare i processi di crescita adottando regole condivise, per evitare che Paesi produttori invadano i mercati in termini di assoluta indeterminatezza, sconvolgendo gli equilibri, che oltre ad essere economici, sono soprattutto sociali .
Il XXI secolo, che è il secolo “deideologizzato”, deve divenire il secolo delle “regole condivise” in ogni ambito, avendo come luce-guida due concetti fondamentali: 1) il rispetto, la difesa, la intangibilità della persona nella sua unicità e originalità di essenza e di manifestazione del pensiero e 2) la riscrittura delle regole di democrazia nella società della comunicazione, assumendo una nuova e diversa liturgia per evitare i grandi condizionamenti dei gruppi di potere e nel contempo per fornire al cittadino strumenti di approfondimento delle problematiche per consentire una scelta consapevole delle opzioni di soluzioni che gli vengono offerte.
Oggi sempre più numerose sono le scelte e le decisioni sopranazionali che vengono assunte, che non trovano facile penetrazione nelle capacità di valutazioni individuali perché riguardano i grandi numeri; tali grandi numeri però piovono sui singoli cittadini che alcune volte possono non essersi resi conto degli effetti di decisioni che vengono loro prospettate.
Pertanto un ruolo essenziale dovrà essere svolto dalla comunicazione, in special modo quella divulgativa, per offrire al cittadino ogni elemento utile per verificare il “fall on” di discussioni e decisioni assunte da organismi sopranazionali e elaborati prevalentemente da sofisticate tecnostrutture.
D’altronde le stesse tecnostrutture che dovrebbero essere governate da organismi politici (almeno riunioni di ministri) alcune volte (come nel caso della crisi finanziaria) rappresentano le problematiche teoriche senza una simulazione pratica, ignorando l’elemento umano (capacità, umori, simpatie, avversioni ecc.) che diventa imponderabile (vedi vendite da panico in Borsa).
Una riconsiderazione della professione del giornalista è indispensabile per la centralità che assume la comunicazione, insisto, divulgativa accanto a quella di denuncia, che comunque non può non esserci perché è il deterrente dialettico ed effettuale per limitare false rappresentazioni della realtà. Il cambiamento che si svolge continuamente e inesorabilmente in un “continuum” inarrestabile è
marcato da tappe che segnano l’espressione della manifestazione del cambiamento (la caduta del muro di Berlino, la sconfessione degli apparati ideologici di destra e di sinistra, la costituzione del WTO, la nascita dei “21” nel WTO, le elezioni politiche in Italia, le elezioni presidenziali in Francia e in USA, la convocazione di un “G 20” ecc)
Bisogna “leggere i segni dei tempi” si diceva una volta e oggi i “segni” sono rappresentati dall’abbandono da parte dei cittadini di pratiche desuete e dalla necessità di costruire nuovi percorsi.
Tali nuovi percorsi, che devono tenere in considerazione il processo di affinamento della tecnologia , non possono prescindere dalla necessità di considerare il consorzio umano un aggregato complesso d comunità omogenee, che partendo ciascuna dalle proprie specificità, devono potersi evolvere senza snaturarsi e perdere la propria identità.
Questo vuol dire che l’incontro e il confronto interpersonale non può essere sostituito dalle nuove forme virtuali di aggregazione (chat, community, sms, second life, ecc.), perché le seconde spazzano via i miliardi di messaggi “emotivi” e “sensazionali” che due persone si scambiano incontrandosi.
In altri termini possiamo affermare che l’ “umanità” della persona non potrà mai essere sostituita dalla “virtualità”, ma quest’ultima può essere considerata uno strumento del processo di evoluzione della prima.
Noi dobbiamo saper governare tale processo perché dobbiamo scegliere la strada giusta della Storia, che sarà la Storia dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Roma 08.11.2008 On. Nino Gemelli |